Rubiera, alla Corte Ospitale le prove di “Nozze”: la prima regia a firma di Lino Guanciale

Rubiera, alla Corte Ospitale le prove di “Nozze”: la prima regia a firma di Lino Guanciale

Intervista all’attore alle prese con l’opera di Elias Canetti: «Un testo potente, che parla delle paure dei giorni nostri»

RUBIERA. A quale genere dai la tua preferenza: al teatro, alla fiction, o al cinema? «Ma al primo! Non ho mai smesso di farlo – ci dice Lino Guanciale – non è episodico e non è posteriore alla mia popolarità». Così esordisce l’attore che fino a qualche giorno fa era in prova alla Corte Ospitale di Rubiera con “Nozze” di Elias Canetti di cui firma (ed è la prima volta) la regia.

Una produzione di Ert con la quale si intreccia un altro testo dello scrittore bulgaro, “La commedia delle vanità”, per la regia di Claudio Longhi. Il debutto è previsto a Modena al teatro della Passioni il 7 dicembre: «A Rubiera sono legatissimo avendovi costruito alcuni tra i miei spettacoli più significativi. Tanto per citarne alcuni “La resistibile ascesa di Arturo Ui”, “Istruzioni per non morire in pace”, “La classe operaia va in paradiso”, per la regia di Longhi, ma anche “Ragazzi di vita” che non era una produzione di Ert. Sono stati spettacoli fortunati. Per me la Corte è un luogo dove si prova con tranquillità in un set attrezzatissimo, è come un talismano. La mia casa teatrale è l’Emilia-Romagna, l’Ert». Con cui, prosegue l’attore, «ho costruito una modalità di lavoro che prevede oltre agli spettacoli dei progetti complementari con conferenze, lezioni con i giovani e concerti».

 

Per quanto riguarda “Nozze”, spiega Guanciale, «l’ho cominciato a provare in maggio, poi in modo sostanzioso ad agosto, ottobre e adesso siamo al teatro delle Passioni per incastonarlo nel luogo in cui debutterà. È la mia prima regia e sono felice che succeda per questo spettacolo con ragazzi giovani della Scuola di formazione dell’Ert a cui io ho insegnato e si affacciano adesso alla professione: danno la forza che ci serve ad un materiale molto denso».

Con la precisione e la profondità di una prolusione Guanciale spiega trama, significato e ragioni che stanno dietro al testo dello spettacolo del quale tiene molto a sottolineare la modernità della tematica. Va veloce, incalza come se recitasse, nel contempo comunica con estrema efficacia. Circa la vicenda di questa farsa grottesca ambientata in un pugno di ore all’interno di un condominio, Canetti usa la causticità per criticare i vizi dei protagonisti, un marciume specchio di ossessioni e paure. Finché la casa dove si stanno svolgendo le Nozze minaccia di crollare. E allora si affaccia l’incubo della morte.

Ossessioni, prosegue Guanciale, «che sono in parte anche le nostre, del nostro periodo di crisi. Prendiamo la questione dei migranti. Noi come cultura di civiltà avremmo gli strumenti per risolverla scegliendo per l’accoglienza ma non lo facciamo, rispondiamo in maniera diversa costruendo dei muri. Non è una logica buonista: per molti degli europei la minaccia migratorie sono problemi che derivano da paure mentre per i migranti sono problemi concreti, determinati dalla disperazione».

E noi cosa facciamo, si domanda l’attore? «Parliamo di sbarchi di rifugiati, insistiamo soltanto per distoglierci dai veri problemi invece che parlare di recessione. In realtà siamo vittime di fumo negli occhi. Questo testo dunque è potente anche per i giorni nostri, parla della radice dei problemi senza scadere nel cronachistico. Canetti va a sondare la potenza della paura».